MUNNE - 'O MUNNO DIFFERENTE

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MUNNE - 'O MUNNO DIFFERENTE
foto di Matteo Nardone

mercoledì 16 luglio 2014

PRIMO SCARTO de MUNNE - O MUNNO DIFFERENTE - 18 LUGLIO



ATTO NOMADE
presenta

 
MUNNE
O munno differente 

18 luglio ore 21:30
2° Festival Visionario
Santa Maria della Pietà
 
 
Drammaturgia e regia
Marzia Ercolani

con
Luigi Acunzo
Marzia Ercolani

Costumi
Flavia Migani

Luci
Gianni Staropoli

Collaborazione artistica
Alessandra Cristiani


(A.Artaud)

Uno spazio terreno, un anfratto desolato, un non luogo, un palcoscenico, un cortile, una discarica.  Un luogo profano eretto a sacro, un Inferno che si ricicla Eden urbano, contemporaneo, munnezzaio di bisogni, nevrosi, possessività, feticismi, autodistruzioni. Un uomo e una donna. Due maschere giocano assieme come in un rito quotidiano. La donna Vergine de “o Munne”, protegge e figlia , anima di vetro, umide viscere emotive, umano che butta via se stesso, che ricicla scarti di sé e aspira a costruire castelli dalle fondamenta di spazzatura. L’uomo sacerdote “delle differenze” nel suo regno di materia mescola, sacrifica e differenzia in una messa quotidiana pensieri incartati, corpo di plastica, vittima e carnefice di un mondo consumato, della sua parabola capitalistica sovraproduttiva eccedente di scarti. Assieme alla cinerea Madonna, ricercano tra la munnezza de o munno,  la via per ritrovare una interezza originaria e ricordare l’ancestrale sapienza dell’unicamente necessario.


NOTE DI REGIA
Osservo, indago, conservo, getto via parti di me, consumo il mio corpo, distruggo e costruisco i miei volti, la mia identità, mi lascio desiderare, usare, mi utilizzo, mi rivendo, divido la mia materia, separo essenza e umori, mi faccio raccogliere e riciclare, rinasco ad ogni rimpasto. In scena due esseri umani, maschere di strada e di fede in conflitto e armonia con il potere centrale di un io richiesto dal sistema. L’uomo,  pulcinella e cristo contemporaneo, la donna, bambola e madonna metropolitana, maschere gettate, pupazzi usati, rimettono in scena il rito quotidiano di vivere galleggiando nel mare di spazzatura materiale ed emotiva alla quale il sistema umano ha assoggettato se stesso. Assieme in questa sorte eppure soli, ognuno con i propri desideri e le proprie intime preghiere, demiurghi e distruttori, incapaci ma desiderosi di ricordare la propria interezza, la propria semplicità,  in un gioco di scarti  e differenze lentamente ritornano al un sacro, al vero, all’essenza, al dialogo dei corpi,  come in una prima “Messa”, in un rito antico in cui femminile e maschile si riconoscono differenti e necessari come unici e identici, accolti  nell’unità dell’origine.  La spazzatura, la raccolta differenziata, il riciclo, la discarica come specchio del nostro gestire noi stessi, metafora dell’incapacità dell’uomo contemporaneo di accontentarsi del proprio sé, ossessionato come è nel collezionare nuove identità a misura del sistema o distruggerle per ribellione, comprando, vendendo e gettando parti di proprio essere.  La riflessione autoriale sulla monnezza che siamo, sulla bellezza nascosta del semplice, del vero, del puro, bellezza deturpata, colorata dall’eccesso, dal cosumo, dal potere, processo contemporaneo e universale che investe ormai  tutto il “Munno”, è accompagnata da uno sguardo al nostro Bel Paese, al nostro oggi in cui stiamo consumando, rivendendo, riciclando, plastificando  ogni aspetto della nostra anima, della nostra cultura, della nostra terra, della nostra civiltà.  La scrittura, le maschere, lo sguardo alle icone sacre fortemente popolari si ispirano all’immaginario partenopeo tradizionale mescolandosi con elementi di contaminazione contemporanea, perché nel processo drammaturgico la città di Napoli è affiorata naturalmente come simbolo di questo popolo meravigliosamente umano che siamo tutti noi italiani, demiurghi e vittime di noi stessi e del superficiale sistema consumistico che alimentiamo in questo recente secoli di progresso che getta le nostre anime ormai tossiche nelle discarche.
Marzia Ercolani
“Anche l'anima deve avere le sue determinate cloache nelle quali far defluire la sua immondizia; a ciò servono persone, relazioni, classi, o la patria oppure il mondo oppure infine – per i più boriosi (voglio dire i nostri cari "pessimisti" moderni) – il buon Dio.”
Friedrich Nietzsche

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DAL LETAME NASCONO I FIOR - scritto e diretto da Marzia Ercolani

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